Siamo in guerra, ma non si può dire

I morti sono saliti a cinque, i feriti a quaranta. Questo il bollettino provvisorio dell’attentato avvenuto ieri a Londra. Un 40enne legato agli ambienti del fondamentalismo islamico ha tentato di irrompere a Westminster sfondando i cancelli con la sua auto, dopo aver travolto alcune decine di persone che si trovavano sul ponte di Westminster, che conduce alla sede del Parlamento. Alla fine è stato abbattuto da un poliziotto. In queste ore è stato compiuto un blitz a Birmingham, nell’abitazione dell’assalitore. L’uomo era già presente nelle liste di Scotland Yard. Gli arresti sono finora sette."Massacre those who insult Islam"

La matrice islamista è così evidente che nessuno ha potuto negarla. Le analisi saranno le solite: era un depresso, era un pazzo, era in carenza di affetto e ha trovato nell’islamismo una valvola di sfogo. Perché, ricordiamo, l’Islam è una religione di pace, gli attentatori non sono veri musulmani, ecc. Per quanto si debba per forza ammettere che la strage di Londra, come tutti gli altri attentati da più di dieci anni a questa parte, è un atto di jihad, rimane che i governi non si rendono conto del problema. E se si prova a farlo notare si è razzisti. Perché il jihad non è solo ISIS, il jihad è ogni battaglia compiuta in nome di Allah. L’ISIS fa più rumore perché le loro intenzioni sono chiare, si vestono di nero, hanno un regno, una bandiera e hanno un comandante. Ma dall’11 settembre 2001 i musulmani hanno portato la guerra in casa nostra: dalle torri gemelle (2996 morti) all’attentato di Madrid (2004, 191 morti), da quello della metro di Londra (2005, 56 morti) a quello alla redazione di Charlie Hebdo (2015, 12 morti), dagli attentati di Parigi (2015, 130 morti) a quello di Bruxelles (2016, 32 morti), e dalla strage di Nizza (2016, 86 morti) a quella di Berlino (2016, 12 morti). Senza considerare le centinaia di attentati in Asia e Africa, che non fanno notizia, ma aggiungono migliaia di morti alla carneficina che sta avendo luogo in Occidente.

Sangue e morti al teatro Bataclan di ParigiE la risposta qual è? Quando nel passato le orde islamiche hanno aggredito l’Europa, gli imperi si sono uniti per respingerli. Li abbiamo sconfitti a Poitiers, abbiamo liberato la Spagna, li abbiamo affondati a Lepanto, li abbiamo spezzati a Malta e li abbiamo messi in rotta alle porte di Vienna. Le reazioni di oggi? #prayfor*nome città*, filtri per il profilo Facebook, gessetti colorati e fiaccolate. Come si sconfigge il terrorismo? Con “più integrazione” e accusando di razzismo e d’islamofobia chi dissente. Se invece di fare buonismo si leggesse il Corano si scoprirebbero versetti come questi, incompatibili con la nostra cultura e con ogni speranza di pace. Se l’Islam fosse veramente “religione di pace” e chi compie gli attentati non fosse un “vero musulmano”, come mai non arrivano condanne da parte degli ayatollah sciiti o dal rettore dell’Università di al-Ahzar, massima autorità sunnita?

L’Islam non è una religione di pace, e tutti dovrebbero ammetterlo, anche il Papa. Non si può ragionare né venire a patti con chi ci odia e vuole la nostra distruzione, che siano lupi solitari o addirittura capi di Stato. Lo scontro di civiltà spiegato da Huntington e prefigurato da Oriana Fallaci è una realtà, e se non imbracciamo un mitra al posto di un gessetto, saremo cancellati dalla Storia.

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